
Le agenzie di rating sono molto spesso anticipate dal mercato stesso, dimostrando una preoccupante carenza dei giudizi di rating. Gli operatori infatti, danno sempre minore peso al rating e monitorano maggiormente le polizze sui possibili default. Ma tali derivati negli USA sono per la maggior parte scambiati in mercati poco trasparenti e sono in mano a cinque grandi banche.
Tra i vari strumenti in mano agli analisti per monitorare il debito degli stati, sono utilizzati soventemente i differenziali sulle emissioni sovrane. Nello specifico guardano i differenziali tra rendimenti di obbligazioni simili con stesso orizzonte temporale, emesse da paesi diversi, tenendo come punto di riferimento il bond dello stato per così dire più “sicuro”. Non a caso in Europa, il punto di riferimento è il TBund decennale tedesco. Anche i Credit default Swap (CDS) risultano un buono strumento per valutare la solvibilità di uno stato. In questo tipo di contratti, un soggetto terzo si assume il rischio (dietro un pagamento da parte dell’emittente) dell’eventuale insolvenza dell’emittente stesso. Spesso ci si riferisce a questi strumenti come polizze per il bond. In ogni caso, in base alla loro quotazione, ci evince il livello di rischio di insolvenza. Ad esempio se il prezzo sale, il mercato sta prezzando un maggiore rischio di insolvenza ed una maggiore probabilità di default.
Fino a poco tempo fa sconosciuti, oggi i CDS sono a dir poco “venerati” dagli analisti, che elogiano il loro potere di previsione, dimenticando però che sono negoziati su mercati Over the counter, che per loro natura sono mercati opachi e poco trasparenti. Inoltre il fatto che siano concentrati nelle mani di pochi e grandi Istituti, rende il tutto meno limpido. L’economista statunitense (Ex presidente della Fed), Paul Volcker, ritiene che questo settore della finanza debba essere oggetto di riforma, e questo significherebbe una maggiore attendibilità dei CDS.
Giuseppe Raso

Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, torna a parlare del rapporto con il governo, che considera forte e costruttivo, nonostante le polemiche degli ultimi giorni con Bossi e Calderoli. Per Montezemolo è molto importante questo rapporto, soprattutto con il presidente del Consiglio, con il quale si sente molto spesso. Non mancano gli elogi anche per la collaborazione del ministro Scajola. Dunque nessuna contrapposizione Fiat-governo dalle parole del presidente Fiat.
Sul discorso incentivi ha dichiarato che la Fiat è attrezzata per un 2010 senza aiuti statali, chiarendo comunque che gli incentivi sono sconti finanziati dallo Stato a disposizione del consumatore. “Fiat non vuole abbandonare l’Italia”, su questo è stato categorico, infatti dal 2004 ad oggi il gruppo ha investito in totale nel mondo qualche cosa come 25 miliardi di euro, di cui due terzi nel nostro paese. L’orientamento di Fiat sembra proprio quello di continuare su questa strada, ossia con gli investimenti.
Sull’accordo con Chrysler, Montezemolo, ha evidenziato come il fatto di entrare nel mercato più grande del mondo, ossia quello USA, porterà ingenti benefici all’azienda, ma anche all’Italia. In merito al futuro di Termini Imerese, il presidente ha soltanto detto che è necessario garantire uno sbocco occupazionale diverso e contribuire ad una soluzione vera e duratura per quando Fiat smetterà di costruire auto. Dagli ambienti politici diverse interpretazioni. Calderoli ha sostenuto che “chi chiude o se ne va” deve restituire gli aiuti ricevuti dallo Stato. Più cauto il leader dell’UDC Casini, per lui non serve lo scontro al momento. Per Scajola invece occorre rispettare le scelte Fiat, che però non dovrà abbandonare i lavoratori di Termini, ma trovare valide soluzioni.
Giuseppe Raso

Il pieno rispetto del Patto di stabilità per il presidente della BCE, Jean Claude Trichet, è un obiettivo cruciale. Per il presidente occorre tenere d’occhio i deficit eccessivi dei vari paesi, che dovranno puntare a stare sotto il 3%. Ma molti paesi dell’area euro, nell’ultimo periodo, hanno registrato peggioramenti in ambito di deficit di bilancio e indebitamenti.
Durante la conferenza stampa del Consiglio direttivo, Trichet, ha voluto ribadire che è necessario per ogni paese la definizione chiara delle strategie di uscita e risanamento per il prossimo periodo. Per quanto riguarda i tassi di interesse, ha voluto invece fare intendere che almeno nel breve periodo non ci saranno modifiche, e ha voluto inoltre chiarire che nella riunione di inizio marzo, il Consiglio direttivo prenderà nuove decisioni riguardanti il sostegno al credito del sistema bancario.
Trichet non ha evitato neanche commenti sullo scottante tema Grecia, dichiarandosi fiducioso sul piano di risanamento varato dal governo ellenico. Proprio quest’ultimo sembra essere nella giusta direzione per il risanamento, grazie all’approvazione di speciali misure, quali la tassa sui consumi petroliferi, il congelamento dei salari pubblici e la riforma delle pensioni. No comment del Presidente della BCE invece sull’aumento degli spread nell’Eurozona, ma ha voluto ribadire la maggiore solidità del Vecchio Continente rispetto all’economie di Giappone e USA. Per Trichet il Patto di stabilità è molto severo e stringente, ma è fondamentale per l’Europa.
Giuseppe Raso

Più di 7.500 posti di lavoro a rischio per il settore della raffinazione Italiano, che risulta molto in crisi. Il presidente dell’Unione petrolifera (Up), Pasquale De Vita, che ha presentato i dati di consuntivo del settore, per quanto riguarda l’anno 2009, ha dichiarato che in Italia ci sono 5 raffinerie a rischio di chiusura. Ogni raffineria ha in media 500 dipendenti e se facciamo rientrare nel conto anche l’indotto, è chiaro che i danni sono ingenti.
Il settore è stato notevolmente colpito dal calo della domanda mondiale, che nel 2009 è scesa di oltre un punto percentuale. Le perdite complessive ammontano ad oltre un miliardo di euro secondo le stime dell’Unione Petrolifera. Gli impianti di Livorno e Pantano sono in cerca di compratori, a Taranto e Gela l’attività è stata provvisoriamente fermata, mentre a Falconera si contano 92 esuberi. La situazione è delicata.
Le mutazioni degli equilibri geopolitici sembrano essere sempre più evidenti, i paesi Ocse hanno infatti registrato un freno alla domanda del 4,4%, mentre quelli non Ocse hanno registrato un +2%. Netta la contrapposizione Stati Uniti-Cina, sempre a livello di domanda, con i primi che hanno mostrato una contrazione del 4%, e i secondi un incremento notevole del 7,2%. Per le raffinerie italiane troppo forte è la concorrenza dei Paesi mediorientali, dove i costi sono più bassi e i limiti legislativi meno invasivi. L’Up spera che il governo abbia un occhio di riguardo per il settore, per tale motivo sta insistendo per un quadro normativo meno severo.
Giuseppe Raso

Una trimestrale più che positiva per la società Microsoft, che mostra fatturato in crescita e utili da record. Gli strepitosi risultati sono da attribuire soprattutto alle grandi performance in termini di vendita del sistema operativo Windows 7. Il fatturato del colosso è infatti salito a 19,02 miliardi, con un incremento del 14% rispetto allo scorso anno. Nel fatturato complessivo rientrano ben 1,71 miliardi legati ai preordini di Windows 7. A livello di utili il balzo è netto, da 4,2 a 6,7 miliardi di dollari, con un utile per azione di circa 74 centesimi, un dato che supera i 59 centesimi delle aspettative degli analisti.
Si è stimato che senza i profitti legati a Windows 7, l’utile per azione si sarebbe attestato sui 60 centesimi. Microsoft si è mostrata molto cauta di fronte a tali dati trimestrali, facendo sapere che una vera e propria ripresa non si è ancora vista, ma il recupero è previsto per questo 2010 in maniera molto graduale. Tra gli ingredienti del successo è giusto citare anche la lieve ripresa economica in atto e i tagli effettuati nel 2008, che sicuramente hanno contribuito a ridurre i costi.
Il CFO di Microsoft, Peter Klein, ha evidenziato come il risultato positivo sia da attribuire principalmente a Windows 7, che con 60 milioni di licenze vendute solo nell’ultimi mesi, lo rendono il sistema operativo venduto più rapidamente della storia. Ma la società non è solo Windows-dipendente, sembra infatti che ulteriori incrementi di fatturato arriveranno dall’entrata in vigore dell’accordo con Yahoo!, dall’uscita del nuovo Office e dall’atteso Project Natal.
Giuseppe Raso

Una fine anno degna di nota quella di Goldman Sachs, una delle più grandi e affermate banche d’affari del mondo, che si dimostra una vera e propria macchina da soldi. Nell’ultimo trimestre del 2009 la società ha segnato dei profitti netti per 4,95 miliardi di dollari, portando così il saldo dell’intero anno a quota 13,39 miliardi di dollari. Ogni azione ha segnato un utile di 8,20 dollari, contro la perdita di 4,97 dollari per azione rilevata nello stesso trimestre del 2008.
Gli analisti avevano comunque stimato un utile per azione inferiore, pari a 5,1 dollari. L’utile per azione nell’intero 2009 supera così i 22 dollari, con un dividendo di 35 centesimi per azione. A livello globale la società finanziaria ha ottenuto dei ricavi netti per 9,62 miliardi di dollari, una cifra però inferiore alle stime che riportavano un importo di 9,65 miliardi. L’ammontare accantonato per compensi e bonus e sceso del 20% rispetto al 2007. Il gruppo ci ha tenuto a precisare che il totale compensi è stato tagliato in virtù di uno stanziamento di ben 500 milioni di dollari a favore di un’istituzione benefica.
La maggior parte dei ricavi proviene dalla divisione investment banking, che proprio nel quarto trimestre 2008 ha generato ricavi per 1,64 miliardi, segnando una formidabile crescita del 58% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e del 82% rispetto al terzo trimestre 2008. Davvero risultati eccellenti, che hanno superato qualsiasi previsione, facendo della Goldman Sachs l’unico colosso finanziario americano a chiudere l’ultimo trimestre del 2009 sopra le aspettative.
Giuseppe Raso

Il settore auto ha vissuto un 2009 particolare, in cui c’è stata una vera e propria rivoluzione, ancora adesso in atto, che sta modificando gli assetti mondiali. Dal New York Times arriva la notizia di un incredibile sorpasso in termini vendite della Cina ai danni degli Stati Uniti. Secondo le stime della società di consulenza J.D. Power Associates le auto vendute in Cina sono 12 milioni, contro i 10 milioni di veicoli piazzati in USA. Un duro colpo per il tessuto produttivo statunitense, che nonostante un sforzo non indifferente del governo, ha visto la chiusura di più di 1.500 concessionari.
Un anno da dimenticare se si pensa che il 1 giugno 2009 Barack Obama annunciò la bancarotta di General Motors, facendo così perdere alla casa statunitense prestigio e credibilità. Già nel 2006 aveva passato lo scettro di maggior costruttore del pianeta alla Toyota. I ritmi della Cina fanno paura, le vendite 2009 segnano un +40% rispetto al 2008, il mercato interno è la vera linfa vitale, e intanto le case automobilistiche cinesi fanno shopping all’estero portandosi a casa marchi prestigiosi.
Stesso discorso per l’India, 1,9 milioni di auto vendute nel 2009, capacità produttiva delle fabbriche più che raddoppiata dal 2004, shopping di grandi marchi all’estero e come obiettivo 2016 la vendita di 6 milioni di veicoli. Se il Giappone sembra non riuscire a risollevarsi, l’Europa risponde ai paesi emergenti con vendite aggregate di 14,5 milioni di veicoli nei 15 paesi dell’UE. Il Vecchio Continente non sembra voler cedere il passo.
Giuseppe Raso

La Cina pensa in grande, infatti ha prefissato come obiettivo PIL per il 2010 un deciso e sostanzioso 8%. Questo è quanto riferito dal ministro dell’Industria Li Yizhong. L’obiettivo dell’8% è il medesimo tasso target fissato negli ultimi anni dalle autorità cinesi, anche se il clima economico attuale suggerirebbe di andare cauti e di rivedere al ribasso gli obiettivi per un 2010 quanto mai incerto. Negli ultimi anni la Cina ha toccato comunque punte del 13%, mostrando una dinamicità non da poco a livello economico.
Le previsioni degli economisti parlano di una tasso di crescita più vicino al 9% il prossimo anno, un dato in sintonia con l’obiettivo prefissato, mentre per la crescita della produzione industriale è stato stimato un +11%.
Le stime del 2009 riportano invece che la Cina contribuirà per oltre la metà alla crescita del PIL mondiale nel 2009, confermandosi il motore dell’economia mondiale. Il vice governatore cinese, Zhu Min, sottolinea come l’obiettivo dell’8% anche quest’anno sarà raggiunto, nei primi nove mesi di quest’anno infatti l’incremento PIL è stato del 7,7%. Il dato di fatto è che un paese asiatico per la prima volta negli ultimi 50 anni trainerà la crescita mondiale. Stati Uniti e Europa stanno a guardare. Gli ottimi risultati della Cina sono dovuti in parte alle azioni di governo e banca centrale, rapido taglio dei tassi di interesse e misure fiscali per 580 miliardi di dollari garantiranno una certa stabilità al paese per un po’ di anni. Non vi è dubbio che oggi la Cina sia una garanzia in termini di sviluppo economico.
Non mancano però gli scettici come l’analista indipendente, Andy Xie, ex chief economist di Morgan Stanley per l’Asia, che lancia l’allarme su una possibile bolla sui mercati immobiliari e azionari cinesi, che potrebbe scoppiare nel 2011, in un contesto di inflazione galoppante.
Giuseppe Raso

È dall’aprile del 2004 che il tasso di disoccupazione non registrava dati così negativi, l’ISTAT ha infatti rilevato un tasso dell’8,2%, rivedendo al rialzo il dato diffuso nelle scorse settimane dell’8%. Il numero dei disoccupati è dunque salito a 2.039.000 unità. Nel terzo trimestre del 2009 si è registrato un calo dell’occupazione di 508 mila unità, -2,2% rispetto allo stesso periodo del 2008. Circa 386.000 posti sono stati persi nel settore industria. Il tasso di occupazione è dunque calato dal 59% al 57,5%. A livello territoriale nel terzo trimestre del 2008, il Nord ha mostrato un calo dell’occupazione pari al 2,3%, il mezzogiorno ha invece fatto registrare un -3%, mentre il centro un più contenuto -0,8%.
Dai dati ISTAT si evince come il calo dell’occupazione abbia riguardato soprattutto lavoratori autonomi, collaboratori e dipendenti a tempo indeterminato. Confindustria lancia l’allarme, in base ai dati del rapporto del Centro Studi, sono stati bruciati 470 mila posti di lavoro, mentre 195 mila sono a rischio. Confindustria prevede una ripresa lenta e faticosa, ostacolata da venti contrari. Nel 2010 il PIL previsto sarà dell’1,1%, per poi salire a 1,3% nel 2011. Tenendo conto dei tassi di crescita potenziali, solo nel 2013 l’Italia tornerà ai livelli pre-crisi. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha affermato che “c’è ripresa ma anche crisi”, aggiungendo che i segnali di miglioramento non mancano, ma il percorso per tornare ai vecchi livelli è ancora lungo.
Se in Italia la situazione del mercato del lavoro peggiora, in altri paesi come Germania e Stati Uniti, si registrano tassi di disoccupazione in calo. A questo punto c’è da chiedersi se le politiche attuate dal governo siano realmente efficaci e cosa ci aspetta in futuro.
Giuseppe Raso

Exxon Mobil ha raggiunto un accordo da 31 miliardi di dollari per rilevare Xto Energy il primo produttore di gas e petrolio indipendente statunitense. Un bel colpaccio da parte della multinazionale petrolifera americana, che trarrà dall’operazione ingenti vantaggi in termini economici e di immagine. È la quinta operazione per valore quest’anno, ed è la quinta di sempre nel settore petrolio. La società americana non è nuova ad operazioni di M&A di cospicuo valore, nel dicembre del 1998 la fusione Exxon-Mobil si piazzò nella primissima posizione della classifica delle operazioni di M&A nel settore (in termini di volume), con un valore di 85,6 miliardi di dollari. Ad avvicinarsi a tali livelli di transazione la fusione tra le compagnie petrolifere Chevron e Texaco nel 2000.
L’operazione sarà effettuata interamente con lo scambio di azioni, ed il gruppo si farà carico di ben 10 miliardi di debiti di Xto, portando il valore complessivo della transazione a 41 miliardi. Da questa fusione nascerà dunque un colosso che avrà pochissimi rivali sul mercato, nel quale le società più piccole sembrano galleggiare in grosse difficoltà per i ribassi dei prezzi e schiacciate da una mole di debiti non indifferente.
Il Ceo di Exxon Mobil, Rex Tillerson, ha le idee chiare, la fusione ha un chiara funzione strategica, che permetterà al gruppo di sfruttare le nuove opportunità di mercato, puntando in maniera incisiva sullo sviluppo dell’industria del gas naturale, Xto è infatti specializzata nell’estrazione di gas da giacimenti non convenzionali con un’ottima base di ricerca e personale altamente specializzato. Rex Tillerson è convinto che i punti di forza di Xto uniti alle competenza di Exxon Mobil consentiranno lo sviluppo di ulteriori forniture di petrolio e gas non convenzionali, portando nuovi benefici ai consumatori di tutto il mondo.
Giuseppe Raso