
La notizia arriva da ambienti molto vicini al mondo di Wall Street, ed è stata anche ripresa dal “Wall Street Journal”: Aol vorrebbe acquisire Yahoo!. L’idea sarebbe quella di formare un pool di acquirenti, una sorta di alleanza fra Silver Lake Partners, Aol e Blackston, tutto ciò per poter acquistare Yahoo!, il secondo motore di ricerca americano. Secondo altre fonti, i gruppi di acquirenti sarebbero due: oltre quello appena citato, ci sarebbe un altro pool con Sunnyvale e News Corp, che fa capo al magnate australiano Rupert Murdoch. Tutte queste voci hanno fatto volare il titolo Yahoo! ieri a Wall Street: il titolo ha raggiunto un rialzo del 6%, toccando quota 16.17 dollari per azione. Sicuramente lo scenario più interessante per il mondo di internet, sarebbe quello dell’alleanza Aol-Yahoo!, alleanza che potrebbe creare un gruppo molto forte e potente, che potrebbe addirittura scalfire il prezioso primato di Google, o quantomeno inizare a metterlo sotto pressione. Attualmente Yahoo! è in calo: le pagine viste sono in crollo, dunque anche gli introiti provenienti dalla pubblicità sono in netta diminuzione, sebbene gli utenti che utilizzano i servizi Yahoo!, come la mail, costituiscono un numero molto importante: Yahoo! ha un giro di 600 milioni di utenti “unici” al mese. Vedremo nelle prossime ore se arriveranno comunicati ufficiali sul tentativo di acquisizione di Yahoo!.
Pietro Gugliotta

Un altro gigante è in crisi, stavolta sembra in maniera definitiva: l’azienda di video noleggio più famosa al mondo, Blockbuster, ha dichiarato lo stato di bancarotta. Dopo gli anni d’oro, che videro Blockbuster dominare rispetto agli altri concorrenti sul mercato dell’acquisto di videogames o dvd, e sopratutto del noleggio sia di dvd, videocassette e videogames, adesso è arrivata la crisi. Una crisi che ha colpito l’azienda già da alcuni anni: l’esplosione di internet come bene di consumo di massa, correlata alla diffusione del meccanismo P2P (peer-to-peer) e dunque dei download illegali, ha messo in crisi tutto il settore, e Blockbuster ne sta pagando adesso le conseguenze. Forse la causa è stata l‘immobilismo dell’azienda in un periodo di forte crisi, molti hanno pensato ad iniziative che hanno ridotto le perdite al minimo, mentre Blockbuster è rimasta sempre fedele alla sua linea classica. Adesso cosa succederà? Di sicuro non succederà nulla agli store italiani, dato che Blockbuster Italia non rientra in questa bancarotta. Il debito è veramente molto alto: dagli Usa rimbalzano voci di una situazione debitoria enorme, con Blockbuster che per stringere accordi cone le major cinematografiche, ha accumulato una cifra enorme di passivo. La Borsa americana non ha appreso con piacere queste notizie, tanto che il titolo di Blockbuster a Wall Street ha avuto una flessione di quasi 30 punti percentuali. Al contrario i rivali “godono” di questa situazine, con il titolo Netflix in crescita del 3.36% e il titolo Coinstar che guadagna il 6.02%.

Ottimi risultati nel secondo trimestre del 2010 per la Chrysler: l’azienda automobilistica americana con sede a Detroit, ha guadagnato 183 milioni di dollari di utili, con un aumento dei ricavi dell’8% e con una crescita del 28% rispetto al primo trimestre. Aumenta di conseguenza anche la liquidità della casa di Detroit, che sale fino a 10 miliardi di dollari. Sergio Marchionne, a.d. di Chrysler e Fiat, commenta i dati molto positivi del secondo semestre. “L’utile operativo nel secondo trimestre, conferma che il gruppo Chrysler sta procedendo in linea con gli obiettivi annunciati il 4 novembre 2009, fermo restando il fatto che uno straordinario lavoro si prospetta davanti a noi. Secondo le attese, il 2010 si sta concretizzando come un anno di transizione e stabilizzazione. Il Gruppo Chrysler deve continuare il proprio percorso di crescita con rigore, massima disciplina e focalizzazione sugli obiettivi”. Ed il prossimo obiettivo per la Chrysler è il rientro in Borsa. “Lo sbarco in Borsa a Wall Street è un evento del 2011. Inoltre è matematicamente impossibile non rivedere le stime 2010, saremo la piu’ piccola casa auto di Detroit, non i piu’ scemi”. Il grande successo è dovuto anche all’arrivo del nuovo Grand Cherokee. “Il nuovo Grand Cherokee è il veicolo migliore prodotto nella storia di Chrysler: abbiamo finora ricevuto 70.000 Ordini per la vettura. Per fare fronte alle richieste, stiamo valutando di aggiungere un terzo turno di lavoro all’impianto di assemblaggio cherokee assembly”.
Pietro Gugliotta

L’ultima seduta della settimana in Borsa, non ha portato buone nuove. In calo molte delle principali piazze azionarie, come Milano (-3,79%), Wall Street (-3,13%) Francoforte -1,91%, Londra -1,63% mentre ancora più netto il calo a Parigi -2,86% e Madrid -3,8%. Il tonfo delle borse è da attribuire allo scivolone delle Banche: il comparto bancario infatti paga la crisi sulla situazione finanziaria in Ungheria e le forti perdite della banca francese Societè Generale.
Ma non è solo questo il dato da affrontare, infatti c’è la questione Euro-Dollaro. Nel frattempo che le borse sono in calo, viene fuori ancora una volta il problema dell’Euro, in forte calo. Se consideriamo i dati di alcuni mesi fa, a metà marzo, la valuta europea aveva toccato 1,38 dollari. Adesso, qualche mese dopo, c’è stata una grossa caduta, portando il rapporto di un Euro a 1,2o dollari. Il mercato internazionale tende a premiare le valute più stabile, come lo yen giapponese e il dollaro americano. Analizzando i motivi, possiamo dire che non hanno di certo aiutato i problemi fra la Banca Tedesca (Bundesbank) e la BCE (Banca Centrale Europea). Ma dobbiamo anche pensare che all’inizio della settimana, la valuta europea aveva toccato quota 1,2350 sul dollaro. Quindi la flessione forte è arrivata negli ultimi giorni della prima settimana di giugno. Tra l’altro, sempre analizzando alcuni dati “storici”, possiamo dire che il 4 giugno 2010 è una data storica: si è toccato infatti il minimo storico dal marzo 2006, con 1,2051.
Pietro Gugliotta

Chiusura di settimana molto negativa per le borsa, specie per quelle europee. E’ stato infatti un altro venerdì nero per il mondo borsistico del vecchio Continente, con tantissime perdite, che si possono stimare in circa 166 miliardi di euro. Vediamo nel particolare le perdite delle principali borse europee.
Milano: a Piazza Affari l’indice Ftse-Mib chiude con una perdita del 5,26%;
Madrid: si chiude a -6,64%, dopo aver perso anche più del 7%;
Londra: l’indice Ftse 100 segna -3,14%;
Francoforte: male anche la Germania, il Dax cala del 3,12%;
Parigi: il Cac 40 scende del 4,59%;
Atene: perde anche la borsa greca, – 4,1%
Lisbona: male anche il Portogallo, che perde il 4,27%.
Particolare attenzione all’indice Stxe 600, che possiamo definire come l’indice europeo: infatti testimonia l’andamento dei principali titoli quotati in Europa.L’indice Stxe 600 ha ceduto il 3,41%, che si può quantificare in 166 miliardi di euro, cifra andata persa solo nella giornata di ieri.
Ma come anticipavamo prima, anche l’America non ride. Wall Street subisce l’influenza negativa proveniente dall’Europa. Infatti all’apertura, l’indice di Wall Street era già in flessione; fase negativa proseguita durante tutta la giornata borsistica e conclusa con un – 1,48% per il Dow Jones, mentre il Nasdaq perde quasi i due punti percentuali, arrivando infatti a – 1,98%, infine anche lo S&P 500 perde parecchio, chiudendo a -1,86%.
Tornando a Milano, fra i titoli principali di Piazza Affari, il calo maggiore è stato accusato da Geox (- 10,69%) dopo la trimestrale e previsioni di ricavi in calo nell’anno. In forte ribasso Prysmian (-6,45%), Finmeccanica (-6,28%) e Atlantia, che perde il 5,31%. Male anche il titolo Fiat (-5,47%) e il settore dell’energia, con Enel scesa del 5,57% ed Eni del 4,72%.
Pietro Gugliotta

Dopo dieci ore di incontri e negoziati, i ministri finanziari dell’Unione Europea, che erano in riunione a Bruxelles, hanno varato il maxi piano contro la crisi. Questo piano permetterà l’investimento di un fondo di 750 miliardi di euro, e sarà in partecipazione con il Fondo Monetario Internazionale. L’idea è quella di salvare l’euro-zona dagli attacchi della speculazione, e, dopo la crisi della Grecia, evitare altre situazioni di default negli altri paesi Europei.
E’ stato inoltre chiesto un sacrificio maggiore ai paesi della penisola iberica, Spagna e Portogallo, che vengono considerati come i due paesi più a rischio in questo periodo. La Banca Centrale Europa, la BCE, ha comunicato che “acquisterà titoli del debito pubblico e privato nell’Eurozona sul mercato secondario”. La Bce specifica inoltre “che gli acquisti saranno compensati attraverso operazioni di drenaggio della liquidità allo scopo di non alterare la linea di politica monetaria”.
I 750 miliardi di euro, sono messi a disposizione dei Paesi dell’Unione Europa per rafforzare e proteggere la moneta unica: parola del cancelliere tedesco Angela Merkel che ha detto “bisogna rafforzare e proteggere l’euro. L’UE farà tutto quello che è necessario, per continuare a difendere la valuta europea. I Paesi dell’Eurozona devono attaccare i propri problemi alla radice”.
Le Borse Europee hanno risposto in maniera incredibilmente positiva all’immissione di queste grandi cifre economiche, portando rialzi record come dimostra Piazza Affari che riporta il secondo rialzo di sempre dal 1997, con +11,28%. Anche Wall Street ieri ha aperto in maniera positiva, e lo stesso presidente americano Barack Obama ha accolto con parole positive la mossa di rafforzamento dell’Europa, definendola una “risposta forte per dare fiducia ai mercati”.

La crisi della Grecia ha colpito un po’ tutti i mercati. Ma forse non ci si attendeva che un risultato negativo potesse “contagiare” anche gli Stati Uniti. Il Dow Jones infatti ha fatto segnare un negativo – 3,2%, il Nasdaq segna un -3,44% a quota 2391,2. Segno che la situazione economica è in fibrillazione: Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda sono nazioni a rischio come la Grecia? Le borse restano scettiche e vanno in picchiata negativa!
Ma cosa è successo a Wall Street? Un terremoto, è stato definito da alcuni esperti, qualcosa di inspiegabile: durante la giornata borsistica ci sarebbe stato un errore che avrebbe fatto andare nel panico il mercato e creato grande allarme a tutti gli operatori presenti a Wall Street. Un errore umano? Pare di si, nonostante smentite e le “non” conferme dei diretti interessati.
Analizziamo i fatti: nel pomeriggio in pochi minuti, l’indice del Dow Jones è crollato di botto, andando recuperando 700 punti in maniera ancora più rapida, un comportamento inspiegabile che ha portato scompiglio anche negli altri mercati. Si è pensato subito ad una conseguenza della crisi greca ma nel frattempo si cercavano le cause per questo crollo inspiegabile, l’indice è tornato a salire recuperando 700 punti.
Dunque si è parlato di errore, ma di chi? Che tipo di errore? Pare ci sia stato – ovviamente non è ancora un dato ufficiale ma è molto probabile – l’errore nella computazione di un ordine, un ordine di vendita di un grosso pacchetto di azioni che riguardava Procter and Gamble, uno dei più importanti colossi del grande consumo. Chi era addetto a questa transazione, al posto di scrivere M (milioni) ha scritto B, che equivale a billion, ossia miliardi. Risultato? Procter and Gamble perde il 40% in pochi minuti, nonostante solitamente sia un titolo stabile, e siccome appartiene a Dow Jones, l’indice crolla in pochi secondi!
Pare che il trader appartenesse a Citi, una banca commerciale, che nonostante molte voci confermino la sua appartenenza al “caso”, ha debolmente smentito gli accaduti, spiegando che aprirà comunque una inchiesta per scoprire se c’è stata effettivamente una loro colpa.

Uno degli istituti più potenti di Wall Street, è nel mirino della Securities and Exchange Commission. Il SEC (l’equivalente americano della consob nostrana) ha messo sotto inchiesta per frode Goldman Sachs per mancate informazioni ai clienti riguardo ai rischi sull’acquisto di alcuni titoli, collegati ai mutui subprime. L’istituto di credito americano ha fatto sapere che queste sono accusa infondate, che si impegnerà per dimostrarlo e vorrà difendere comunque la sua reputazione. La Goldman Sachs è uno degli istituti più prestigiosi ed antichi degli Stati Uniti, fondato nel 1869, ha sedi in tutti i principali distretti finanziari (New York è la sede generale, punti operativi anche a Francoforte, Londra, Tokio, Honk-Kong) possiede, nel “portafoglio” clienti grandi aziende oltre ad enti di alto profilo (anche enti governativi).
Ma cosa avrebbe commesso la Goldman Sachs? Secondo quanto ci arriva dagli Usa, la banca non avrebbe informato i clienti sui potenziali rischi che alcune azioni, collegate ad alcuni particolari mutui (i mutui subprime) potevano avere. Inoltre pare anche che la Goldman Sachs avrebbe scommesso contro i prodotti affidati ai risparmiatori, dunque ha scommesso contro i suoi stessi clienti, incassando elevate cifre.
La notizia ha avuto effetti devastanti nella sfera della Borsa Europea: infatti a chiusura di settimana, gli indici europei, Madrid e Milano su tutti, hanno subito forti perdite, testimoniate dai segni negativi di tutti i principali titoli del settore bancario, come Mediobanca, Unicredit, Intesa Sanpaolo, evidentemente sotto pressione per i fatti accaduti oltreoceano.

Mossa a sorpresa della Federal Reserve, che ha deciso di alzare il tasso di sconto, portandolo dallo 0,50% allo 0,75%. Tale tasso è quello applicato alle banche che ricevono prestiti dalla Banca Centrale. La Fed ci ha tenuto a precisare che comunque la decisione non segnala alcun cambiamento nelle prospettive in termini economici e di politica monetaria.
Dunque l’aumento non rappresenta affatto un segnale di cambiamento della strategia generale, ed il tasso rimarrà vicino allo zero ancora per molto tempo secondo alcuni esponenti di spicco della Fed. Per la famiglie sembra perciò scongiurata la possibilità di un stretta, che avrebbe inciso non poco sui loro bilanci. Nonostante le rassicurazioni il mercato è risultato immediatamente molto nervoso, gli analisti erano infatti molto timorosi che la decisione della Fed fosse in realtà una fase iniziale di “exit strategy” dalle politiche monetarie straordinarie, dalla quale sarebbero scaturiti aumenti per gli interessi su mutui e su prestiti al consumo. Intanto il dollaro ne è uscito rafforzato sul mercato dei cambi, con l’euro che ripiega ai minimi dopo circa 9 mesi.
In ogni caso la decisione della Fed non sarebbe propriamente una sorpresa, lo mossa infatti era nell’aria, anche se non era attesa in tempi brevi. Se la prima reazione dei mercati finanziari, nella notte di giovedì, è stata dettata dallo “stupore” derivante dall’intervento dalla Fed, ieri i mercati hanno reagito in modo più ragionato, lo dimostrano il rialzo di Wall Street e il balzo del petrolio e dell’oro. Insomma, negli ambienti circola un po’ più di fiducia.