
Come di consueto, ogni anno la rivista economica Forbes pubblica la classifica degli uomini più ricchi del mondo. Quest’anno al primo posto si conferma il messicano Carlos Slim, patron della Telecom del paese centroamericano, che dunque è l’uomo più ricco al mondo. In seconda posizione troviamo Bill Gates, il fondatore di Microsoft, mentre sul gradino più basso del podio, troviamo Warren Buffet, di Bertshire Hathaway. Per trovare un europeo dobbiamo scendere al quarto posto, dove si piazza il francese Bernard Arnault, patron dell’azienda del lusso Lvhm, che di recente ha acquisito Bulgari. Nonostante sia stato un 2010 molto negativo per l’economia mondiale, Forbes evidenzia che è aumentato il numero dei miliardari (in dollari) nel mondo: infatti sono aumentati di poco meno di 200 unità, passando dai 1.011 miliardari del 2010, ai 1.210 del 2011. Due terzi dei miliardari si trovano fra Brasile e Russia, invece il numero dei “paperoni” cinesi è addirittura raddoppiato, mentre il titolo di Paese più ricco al mondo resta agli Stati Uniti. E gli italiani? Il primo italiano, anzi il primo cognome italiano, in questa graduatoria è quello dei Ferrero, che si piazza al 32esimo posto, perdendo 4 posizioni rispetto allo scorso anno. Il secondo italiano in questa graduatoria è il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, 71esimo. In grande discesa il premier italiano Silvio Berlusconi, che crolla dal 74esimo posto dello scorso anno, addirittura al 118esimo posto. Seguono Armani (136esimo) e più staccati i Benetton al 488esimo posto.
Pietro Gugliotta

L’uomo più ricco del mondo non è più Bill Gates. Ebbene si, a spodestare lo statunitense è stato il messicano Carlos Slim, un imprenditore messicano. Nella speciale classifica dei miliardari stilata da Steve Forbes, miliardario anche lui, si può notare come la differenza tra i due magnati risulti ben poca cosa, 53,5 miliardi di dollari per Slim e 53 miliardi per Gates. Era dal 1994 che un non americano non raggiungeva la vetta.
A cedere una posizione è stato anche un altro americano, Warren Buffett, che era il numero due, ed ora occupa la terza piazza. Per gli americani è dunque un segnale forte questa perdita di posizioni, che è accompagnata anche dalla notizia che gli statunitensi che hanno accumulato un patrimonio superiore al miliardo è sceso dal 45 al 40%.
Il primo degli Italiani è Michele Ferrero, che è balzato alla 28esima posizione, quasi raddoppiando la sua fortuna, da 9,5 a 17 miliardi. Segue Leonardo del Vecchio, che dal 71esimo posto è salito alla posizione numero 59 superando Silvio Berlusconi, che invece è sceso al 74esimo posto. Nonostante questa lieve discesa del Premier, i miliardi sono aumentati da 6,5 a 9. Nell’interessante graduatoria a crescere sono anche i nuovi ricchi provenienti dai paesi emergenti, tra i quali spiccano Cinesi e Indiani, e a sorpresa a guadagnare terreno è anche il brasiliano Eike Batista, che è balzato dal 61esimo posto all’ottavo. Tra gli europei spicca il francese Bernard Arnault, il re di Luis Vitton, che ha raggiunto la posizione numero 7, con 27 miliardi e mezzo.

Il multimiliardario George Soros ha deciso di investire nell’energia pulita e lo fa in grande stile: ha annunciato un piano da 1 miliardo di dollari.
Già tanti Paperon de Paperoni (tra cui Warren Buffet, Bill Gates e il fondatare di Ikea, Ingvar Kamprad) hanno scelto di investire in tecnologie green creando nuovi sistemi di risparmio energetico, smaltimento rifiuti e di produzione di energia da fonti che non emettono anidride carbonica.
Questi argomenti non sono passati inosservati nella mente del finanziere unghero-americano che ha annunciato a Copenaghen, città che ospiterà la conferenza internazionale sul clima, il suo piano industriale per la produzione di energia pulita.
Ha dichiarato: «Il surriscaldamento climatico è un problema politico; i dati scientifici sono chiari, quello che ancora non è chiaro invece è se i leader della Terra saranno capaci di trovare la volontà politica necessaria a risolvere il problema. Cercherò opportunità di profitto ma farò in modo che il progetto possa dare un vero contributo alla soluzione del problema dei mutamenti climatici».