Terremoto finanziario in Dubai

20380_dubai_towersLa bolla immobiliare scoppiata negli Emirati Arabi Uniti spaventa non poco l’occidente, in un contesto di globalizzazione finanziaria, gli effetti di qualsiasi evento finanziario si fanno sentire su tutto il globo. Dubai World ha chiesto una moratoria di sei mesi ai propri creditori, e sta cercando di rinegoziare le sue posizioni, tra le quali un bond islamico da 3,53 miliardi della controllata Nakheel Properties. Le passività del gigante arabo ammontano a 59 miliardi di dollari. I numeri mostrano come Dubai World possa essere definito il centro nevralgico della finanza degli Emirati Arabi Uniti.

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Per gli analisti del settore, questa assomiglia ad una vera e propria situazione di Default, che può produrre effetti domino non indifferenti, che coinvolgerebbero le grandi banche arabe, ma anche quelle del resto mondo. Standard & Poor’s sta valutando interventi a livello di rating per banche come la Emirates Bank International e la National Bank of Dubai. Nel Vecchio Continente, Hsbc e Standard Chartered sono le banche con i maggiori investimenti in Dubai.

Il governo del Dubai ha già detto che non garantirà il debito della conglomerata. Intanto le borse di tutto il mondo tremano, mostrando segni di nervosismo. Il danno di immagine per l’Emirato è sicuramente l’unico dato certo di questa crisi, la vetrina mondiale del lusso che ostenta la propria ricchezza con automobili, hotel da nababbi e boutique di alta classe rischia di affondare se la situazione non viene risolta con immediatezza.

Il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, rasserena per quanto riguarda il sistema Italia, un sistema poco esposto finanziariamente nei confronti del Dubai, dello stesso avviso il presidente dell’Abi, Corrado Fissola, che definisce l’esposizione italiana estremamente marginale o inesistente.

Giuseppe Raso

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