Uber: UE difende la società di trasporto privato e il fondo saudita investe 3,5 miliardi di dollari

Meglio di così non poteva andare: questo è il risveglio di Uber, oggi, dopo che il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha deciso di investire nell’azienda ben 3,5 miliardi di dollari, e che dall’Unione Europea sono arrivate parole di difesa nei confronti delle attività in relazione al servizio di trasporto privato. Si tratta di due risultati che consentono alla società di respirare un po’ di ossigeno, dopo le strette su diversi fronti degli ultimi mesi.

Uber: start-up più finanziata al mondo grazie al fondo sovrano di riad

L’accordo con il fondo dell’Arabia Saudita è arrivato dopo un anno dall’inizio della raccolta fondi da parte di Uber. Yasir Al Rumayyan, direttore generale del fondo, entrerà nel cda dell’azienda di San Francisco ed avrà il possesso del 5% del capitale del gruppo. L’azienda, precedentemente, era già riuscita ad incassare alcuni miliardi di euro anche grazie al russo LetterOne e il cinese Baidu. Dopo l’operazione con il Pif di Al Rumayyan, sono arrivate parole di soddisfazione anche dalla principessa Reema Bandar al-Saud:

Penso che si tratti di un investimento che dà il segno della direzione verso la quale si sta muovendo il nostro Paese, investendo il nostro denaro in un progetto che ha una certa visione del futuro.

  In realtà, le trattative sono andate avanti per un po’ poiché all’inizio, da parte dell’Arabia Saudita, c’era stato un certo scettiscismo nei confronti della società di San Francisco. Nel Paese, i servizi di trasporto privato sono attivi già in 5 città e l’azienda stessa ha specificato che l’investimento ricevuto non è legato all’espansione del servizio in altri punti del territorio saudita.

La Commissione Europea difende la sharing economy

Uber è stata difesa anche dall’UE, chiamata in causa per stabilire le condizioni relative alle attività dell’azienda di servizi di trasporto privato. Secondo la Commissione, la sharing economy crea opportunità alternative, nonché posti di lavoro per i disoccupati e il divieto di operare per aziende di questo tipo verrà preso in considerazione solo come ultima spiaggia in caso ciò creasse disagi importanti alla crescita dell’economia. L’UE ha specificato che esiste già una legge che regola questo tipo di attività e che quindi, se determinati criteri vengono rispettati, non si può imporre alcun divieto. L’azienda ha commentato le dichiarazioni di Bruxelles con una nota ufficiale:

Oggi, la Commissione Europea ha chiarito che le leggi dell’Unione Europea difendono i servizi dell’economia collaborativa contro restrizioni eccessive, richiamando gli Stati membri a rivedere le regolamentazioni troppo restrittive che ne stanno impedendo lo sviluppo.

Nei giorni scorsi, proprio a causa delle ostruzioni al servizio da parte dei vari tribunali interni che giudicano illegale le attività di trasporto privato, il CEO dell’azienda Kalanick aveva fatto intendere che si stessero valutando anche altre strade. Tra queste, già avviato, il servizio di leasing Xchange, realizzato in collaborazione con diverse case automobilistiche. Sostanzialmente, il driver che vuole diventare autista, può sottoscrivere un contratto per acquisire un ‘automobile in leasing, scegliendo, dopo 3 anni, se riscattarla o meno.

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