UniCredit: Ghizzoni esce per dare certezza e ha già in mente il suo successore

Lascerà il suo incarico e non diventerà Presidente: questo è quanto Ghizzoni ha deciso insieme al cda di UniCredit. L’ex leader dell’Istituto si dice sereno, nonostante un certo rammarico più che comprensibile, dopo 36 anni di lavoro per l’istituto milanese. Ha spiegato che, all’interno dell’assemblea, ad un certo punto è venuto a mancare l’affiatamento, e certe situazioni si risolvono solo cambiando. La Banca ha bisogno di nuove certezze; andare avanti, secondo Ghizzoni, avrebbe significato farlo da solo, in modo controproducente per l’istituto stesso.

UniCredit: ancora nessun accordo per la nomina del nuovo CEO

Federico Ghizzoni ha annunciato l’addio e si dice sereno per la decisione presa. In realtà, si tratta dell’epilogo di una lunga condizione di scontri tra i soci, così come era già successo per le dimissioni di Alessandro Profumo. Il processo di selezione del nuovo CEO sarebbe stato affidato al Presidente Giuseppe Vita, affiancato da una società specializzata. Tra le righe, ciò significa che da parte dei soci non c’è ancora nessun accordo. Oltretutto, c’è pressione da parte del Governo affinché il ruolo venga affidato ad un italiano. La situazione che ha portato al volontario allontanamento di Ghizzoni è precipitata negli ultimi mesi, ma non ha radici recenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la questione della Popolare di Vicenza, della quale UniCredit avrebbe dovuto comprare le azioni se i mercati non avessero risposto bene all’aumento di capitale voluto dalla Banca Centrale Europea. Ad Aprile l’istituto milanese si tira, però, indietro, senza dichiararne mai le motivazioni ufficiali. Si rischia il crollo per il sistema bancario italiano, pericolo scampato con il fondo Atlante. All’interno della banca le controversie erano già iniziate, soprattutto per la paura di diversi soci di doversi accollare costi insostenibili, a causa dell’accordo con la Popolare di Vicenza.

Ghizzoni: tutta colpa delle intercettazioni finite in pasto alla stampa

Federico Ghizzoni non sembra dare la colpa alla questione della Popolare di Vicenza, bensì all’inchiesta avviata dalla procura di Firenze che un anno fa portò alla luce una serie di rapporti “strani” tra i vertici e i vari manager di UniCredit. Alcune intercettazioni vennero pubblicate da Il Fatto Quotidiano e ne emerse che Ghizzoni, in un certo senso, veniva pilotato. Luca Cordero di Montezemolo e Lucrezia Reichlin hanno colto allora la palla al balzo, per spingere l’istituto al cambiamento. Sembrerebbe, però, che ad oggi ancora non si riesca a trovare un accordo e che i membri del cda continuino ad essere in contrasto tra di loro, ritardando la ripresa della banca, soprattutto sui mercati. Un leggero rialzo c’è stato, ma la notizia che forse nemmeno all’Assemblea del 9 Giugno si avrà il nome del successore di Ghizzoni ha frenato un po’ l’entusiasmo. I papabili rimangono sempre gli stessi due individuati nelle precedenti riunioni: da una parte Marco Morelli, dall’altra Alberto Nagel. Il saluto di Ghizzoni arriva dopo sei mesi di trattative; l’ormai ex CEO ha acconsentito a rimanere al suo posto fino alla nuova nomina che sembra più lontana di quanto ipotizzato.

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