Veneto Banca: si teme partenza flop per l’aumento di capitale

Da ieri fino al 22 Giugno sono aperte le sottoscrizioni sul mercato per l’aumento di capitale di Veneto Banca, con l’obbiettivo di evitare, per l’istituto, di arrivare alle stesse condizioni della Popolare di Vicenza. Servono almeno 250 milioni, ma si teme il flop che, per varie motivazioni, non sembra un’ipotesi così remota. Tali motivazioni sono racchiuse in ben mille e centoquattordici pagine di prospetto informativo. La paura più grande è che le azioni della banca siano poco adatte ai piccoli risparmiatori, mentre gli azionisti di peso potrebbero non essere disposti a rischiare in questo clima di incertezza.

Veneto Banca: forti dubbi sulle disponibilità finanziarie dei soci

Dati alla mano, la situazione di Veneto Banca è questa qui: 520 milioni di esposizione di cui 393 sono stati valutati come crediti anomali di cui 262 sono crediti deteriorati. Da questi numeri è evidente quanta poca certezza ci sia sugli azionisti per l’aumento di capitale iniziato ieri e che terminerà il 22 Giugno, alla vigilia del referendum sulla Brexit che potrebbe destabilizzare pesantemente i mercati. I dati sopracitati sono importanti soprattutto in considerazione del fatto che si riferiscono proprio a quegli azionisti che hanno presentato la lista di soci che ha poi ottenuto la maggioranza con il tanto discusso ribaltone nel cda dell’istituto. Ciò significa che non vi è certezza in merito alla reale disponibilità di capitale dei suddetti soci che dovrebbero contribuire in modo determinante all’aumento, in base a quanto proposto e stabilito dall’Assemblea. Nel prospetto informativo si legge anche che:

A fine maggio 2016 la banca ha dovuto affrontare nuovi significativi deflussi di liquidità che hanno portato l’indicatore di liquidità ad un livello inferiore rispetto ai minimi regolamentari. L’emittente ritiene che tale indicatore possa ritornare al di sopra del limite regolamentare solo a esito dell’aumento di capitale.

Il fondo Atlante entrerebbe in gioco solo al raggiungimento del 50,1% del capitale post-aumento.

Cristiano Carrus: “vogliamo capire l’apprezzamento del mercato per il titolo”

Alla vigilia dell’inizio delle sottoscrizioni, il direttore generale di Veneto Banca ha dichiarato che i rischi relativi all’aumento di capitale sono massimi, ma nonostante questo l’istituto ha mantenuto l’ambizione di essere quotato in Borsa e l’operazione delle sottoscrizioni è anche un modo per valutare quanto il mercato apprezzi il titolo della banca. Da Carrus sono poi arrivate anche alcune considerazioni in merito ad un’eventuale fusione che, secondo il dg, sarebbe necessaria, in quanto per la situazione del settore bancario in Italia, rimanere soli in uno stato di debolezza è impensabile. D’altro canto, secondo Carrus la fusione accelererebbe la creazione di valore e la crescita, per raggiungere più rapidamente gli obbiettivi del piano industriale. A proposito di fusione, nei giorni scorsi alcuni esperti analisti avevano dichiarato l’unione tra l’istituto di Montebelluna e la Popolare di Vicenza come l’ipotesi più praticabile qualora anche la banca veneta finisse sotto il controllo di Atlante. Sembrerebbe una strada obbligata, ma anche auspicabile, resa inaccessibile fino ad oggi, sempre secondo gli analisti, solo a causa dell’egoismo dei rispettivi vertici dei due istituti.

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