Volkswagen: la casa automobilistica propone una soluzione al Dieselgate

L’azienda di Berlino ha proposto a Washington un piano risolutivo per la questione delle auto manipolate. Da quanto si apprende, Volkswagen sarebbe disposta a spendere ben 10 miliardi di dollari per ritirare i veicoli manomessi o regolarizzarli. Ora si attende l’ok dall’Agenzia per la protezione ambientale di Washington. Per l’Italia, coinvolta dallo scandalo con un numero di veicoli molto alto, al momento non è stata offerta alcuna condizione di soluzione.

Volkswagen: cancellare il Dieselgate con 10 miliardi

La fonte dalla quale si è appresa la notizia della proposta di Volkswagen per gli USA è l’agenzia di stampa Bloomberg: l’azienda automobilistica sarebbe intenzionata a concedere ai proprietari delle auto falsate la possibilità di procedere con la riconsegna o la riparazione. Un’operazione che costerebbe alla società tedesca ben 10 miliardi, ma ancora non ci sono stati approvazioni né commenti da parte degli enti incaricati in USA che si stanno occupando della questione. Il 28 Giugno, i vertici della casa di Wolfsburg dovranno presentarsi davanti al tribunale di San Francisco proponendo un piano di riparazione. La soluzione pensata dai vertici dell’azienda automobilistica avrebbe come primo obbiettivo quello di recuperare la fiducia dei clienti. La società ha già ammesso gli errori commessi e proceduto con il licenziamento di Martin Winterkorn, amministratore delegato all’epoca dei fatti.

Codacons: automobilisti italiani sono di serie B

L’annuncio della proposta risolutiva della Volkswagen nei confronti dei clienti americani non è piaciuta a Codacons, associazione italiana dei consumatori che si sta occupando del Dieselgate in Italia. Carlo Rienzi, responsabile dell’ente, ha dichiarato che:

Le istituzioni italiane non hanno saputo inchiodare l’azienda alle proprie responsabilità, e nessun indennizzo è stato finora proposto ai possessori di auto VW. Si è creata una evidente disparità di trattamento, con gli automobilisti italiani trattati come utenti di serie B rispetto a quelli americani.

Rienzi ha annunciato che verrà presentata una formale diffida al Ministero dello sviluppo economico. Per ora, gli italiani devono accontentarsi della class action ammessa dalla Corte d’Appello di Venezia e fortemente voluta da Altroconsumo. Ora si attendono solo le direttive del tribunale in merito alle modalità attraverso le quali i consumatori danneggiati potranno aderire all’azione risarcitoria collettiva. In una nota trasmessa proprio da Altroconsumo si legge che oltre ventimila consumatori hanno già espresso la volontà di partecipare all’azione, dopo una protesta durata più di un anno, con due fasi di giudizio e più di cento pagine presentate agli atti.

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