ArcelorMittal: l’addio all’Ilva frutta il 6% in Borsa

A 48 ore dall’annuncio dell’addio all’Ilva, ArcelorMittal ha fatto registrare un paradossale aumento sui mercati. Le Azioni del gruppo, quotate alla Borsa di Amsterdam, hanno fatto registrare un rialzo del 6,1%. Dunque, mentre il gigante dell’acciaio è sotto l’occhio del ciclone in Italia, a livello internazionale possiamo raccontare tutta un’altra storia.

Gli analisti, evidentemente, sono andati oltre l’apparente crisi del momento. Il colosso di proprietà (al 40%) del magnate indiano Lakshmi Mittal, defilandosi dall’azienda italiana, elimina, di fatto, un bel problema per i suoi conti. Ne derivano previsioni nettamente più rosee per i guadagni a breve termine. Ed ecco spiegato perché gli investitori si sono lanciati all’acquisto del Titolo.

Ilva: i motivi dell’addio di ArcelorMittal

Il colosso dell’acciaio si chiama fuori dalla gestione Ilva con una lettera di ben 6 pagine, firmate dall’amministratore delegato Morselli e indirizzate all’amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti.

Le motivazioni principali dell’addio sono tre. La prima riguarda il nuovo decreto imprese, convertito in legge nei giorni scorsi. Le nuove misure hanno di fatto sancito il venir meno dell’immunità penale sul piano ambientale.

La seconda motivazione riguarda il rischio di chiusura dell’altoforno 2 per questioni di sicurezza.

Come terza fondamentale motivazione, il colosso del magnate indiano fa riferimento ad un clima generale di forte ostilità che impedisce una gestione efficace dell’azienda.

Nello specifico, la lettera si riferisce:

alle molteplici iniziative e dichiarazioni da parte di istituzioni e amministrazioni nazionali e locali contrarie alla realizzazione del piano industriale e del piano ambientale per lo stabilimento di Taranto e a favore della riconversione dell’area, che hanno compromesso la fiducia nel progetto.

E mentre l’Italia è scossa da queste dichiarazioni e dall’addio di Mittal che era entrato nella partita Ilva solo un anno fa, gli analisti hanno già fatto i conti in tasca all’azienda, con ottime previsioni.

D’altro canto, i calcoli sembrano piuttosto semplici. Dire addio a Ilva, per ArcelorMittal significa dire addio anche alle perdite annuali che l’azienda di Taranto produce, quantificate in 600 milioni. A questa cifra si aggiunge il risparmio di 200 milioni per il canone di affitto degli impianti e i 400 milioni che dovevano essere investiti nel progetto industriale.

Si tratta dunque di 1,2 miliardi di dollari annui che andrebbero ad accrescere le casse del colosso dell’acciaio. Nel breve termine, quindi, la posizione attuale di Mittal sarebbe piuttosto positiva, almeno dal punto di vista degli investitori.

Discorso diverso se si guarda al lungo termine. Per il gruppo, l’abbandono del progetto di Taranto potrebbe essere controproducente. Soprattutto nel caso in cui il piano di rilancio avesse avuto successo.

In queste ore, mentre le Azioni ArcelorMittal continuano a viaggiare in rialzo, la situazione a Taranto è ancora in evoluzione e si attende ancora l’ufficialità del divorzio.

 

Redazione EconomiaFinanza.net

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