Bancarotta Islanda: un referendum per onorare gli impegni

Dall’Islanda arriva una notizia eclatante, un referendum per chiedere alla popolazione se onorare o meno gli impegni con le banche straniere. Davvero unica la scelta di un paese che ha subito una dura bancarotta a seguito della tempesta finanziaria mondiale. Il presidente Olafur Grimsson, ha infatti deciso di non firmare la legge di autorizzazione all’uso dei fondi pubblici per il rimborso dei debiti esistenti nei confronti degli istituti di credito olandesi e britannici, rimettendo la decisione nella mani di una consultazione popolare.

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Da premettere il ruolo dei governi di Londra e Amsterdam, che hanno dovuto anticipare i 5,7 milioni di dollari di debito ai propri istituti di credito, per non dover subire in prima persona i danni di una gestione finanziaria molto discutibile degli islandesi, ma che inevitabilmente avrebbe intaccato la stabilità interna. Inoltre anche i 4,6 miliardi di dollari provenienti dal FMI hanno dato una mano. Ed ora gli Islandesi sembrano non essere propensi a coprire i loro debiti.

Vari comitati di cittadini in Islanda sono convinti che non devono essere loro a pagare per gli errori delle banche, e a suon di petizioni hanno indotto Grimsson alla difficile scelta di accettare il referendum popolare. Da questa vicenda l’Islanda potrebbe uscirne con le ossa rotte, in quanto potrebbe perdere quella credibilità internazionale necessaria nelle relazioni con i paesi esteri. Il segretario di Stato britannico alla Finanze, coinvolto in prima persona per via del ruolo giocato dal Regno Unito nella crisi islandese, ha fatto capire chiaramente che un voto “no” degli Islandesi equivarrebbe ad un’Islanda fuori dalla comunità finanziaria internazionale.

Giuseppe Raso

Autore dell'articolo: Redazione

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