Fincantieri, protestano i lavoratori. Sacconi convoca le parti

L’anticipazione del quotidiano “La Repubblica”, sabato scorso, ha gettato nel caos migliaia di lavoratori della Fincantieri: scioperi, proteste e manifestazioni sono state organizzate in alcune sedi dell’azienda che è una delle più grandi realtà navali d’Europa. L’azienda ha smentito le anticipazioni del quotidiano, che spiegavano l’ipotesi di chiudere i cantieri di Riva Trigoso e Castellammare di Stabia, il dimezzamento del personale dello stabilimento di Sestri Ponente e l’uscita totale dalla produzione di 2.450 dipendenti in Italia. La smentita non ha dunque tranquillizzato i lavoratori che adesso chiedono tramite i loro rappresentanti sindacali una riunione col Governo per affrontare la situazione, che appare delicata. Il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha già accettato di incontrare al più presto i sindacati. “Il governo convocherà le parti di Fincantieri per rimettere nei corretti binari il confronto sul futuro della società che allo stato dichiara di non avere definito alcuna ipotesi – afferma Sacconi – faccio appello a tutte le istituzioni e le organizzazioni sindacali perché siano isolati gli agitatori professionali nel nome del primario interesse dei lavoratori. Come tutti i paesi di tradizionale industrializzazione l’Italia affronta processi di aggiustamento competitivo che devono essere sempre negoziati tra le parti sociali e, ove condivisi, accompagnati da robuste protezioni dei lavoratori. Seguendo questa regola è stata sin qui garantita la coesione sociale con dispiacere per alcuni settori dell’opposizione politica e sociale che appaiono alla costante ricerca di occasioni per accendere il conflitto. Non aiuta il gioco spregiudicato delle indiscrezioni come nel caso di Fincantieri”.

Pietro Gugliotta

Redazione

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